Cenni storici sulle scuole di Desenzano del Garda dalle origini (1475) alla regificazione (1935/36)

Le scuole di Desenzano meritano brevi cenni storici: li divido in tre periodi: 1) dai primordi quando le scuole assunsero carattere di pubbliche e cioè dal 1475 al 1792; 2) scuole pubbliche prima del Regno d’Italia, dal 1792 al 1861; 3) pareggiate dal Governo Italiano dal 1861 al 1934.

Dei maestri più antichi trovai citati, nei volumi delle Provvisioni, i seguenti: 23 Aprile 1475, Cristoforo Cappella; 22 Dicembre 1510 JohannisMaria de Casattis, di Brescia; 6 Gennaio 1515, … Lodovico; 8 Febbraio 1515, prete Battista Vallini; 29 aprile 1601, Antonio Berardi francese (licenziato il 25 Febbraio 1603 «perché non sodisfa»); 21 Settembre 1606, Annibale Virginio, benedettino, abitante in Lazise; 31 Dicembre 1609, Zoan Maria Lenaro; 22 Giugno 1614, Cesar Antonio Carcheni.

Questi «magistris a scolis, instituendis pueris in gramatica et bonis moribus», erano retribuiti assai meschinamente: «salario della casa e legna da fuogo, e ciò sempre a beneplacito delle parti»; 1476, «casa e 40 soldi e 4 carri di legna»; 1515: «non detur salarium»; 1515: «300 lire l’anno»; 1601: «il fitto di casa»; 1609: gli scolari pagavano al maestro una minervale: £ 30, 20, 10, rispettivamente per la 1°, 2° e 3° classe.

«Concorso, una tantum: per le scuole pubbliche nel convento di S. Cristina in Salò», 3 Maggio 1670.

Negli anni 1783-1790 tennero scuola di grammatica tre gesuiti portoghesi: Eusebio e Pietro (zio e nipote) De Cognas e Giuseppe Erbè: inetti, presuntuosi, non sinceri, furono la croce dell’ottimo arciprete Vincenzo Gamba: di costoro si legge nella Cronaca del desenzanese rev. Giacomo Manerba (cron. Ined. Del secolo XV-XIX, ed. Prof. Guerrini, pagg. 373-74; 375-76; 376-77; 379-80).

Negli anni 1788-92 insegnò un rev. Guglielmo, veronese (cron. cit. pagg. 379-380).

 

Il primo pareggiamento

II° periodo: si inizia con l’adunanza della General Vicinia del 28 settembre 1792, che si tenne nella chiesa di S. Francesco, demolita da circa un secolo: 48 presenti; 45 diedero voto favorevole, 3 contro; si deliberò che si devolvessero circa £ 800 annue, che si ricavavano «da soldi due per lira finora esatte, e ingrasso da esigere nei pubblici incanti, qual summa fu sinora impiegata nel pagamento dei drappi della parrocchiale», e anche somma maggiore occorrendo, per la istituzione di una scuola di latinità e di grammatica e retorica e anche dei principii del leggere, scrivere e aritmetica; e di vietare altre scuole private «come in molti altri luoghi sono state abolite all’istituzione delle pubbliche». Quest’adunanza è il natale dell’Istituto secondario.

Nel 1806 il governo del Regno Italico decretò il pareggiamento di questa scuola alle statali.

Il rev. Girolamo Bagatta (21 settembre 1772 - 31 gennaio 1830) meritatamente considerato il fondatore, trasferì nel 1811 le scuole dalla casa ora proprietà della Sig. Cherubini Fondrini ved. Polver, nell’antico convento delle Terziarie Carmelitane, dove l’Istituto ha sede tuttora.

Il rev. Felice Deder, desenzanese (1783 – agosto 1848), discepolo e poi collega del Bagatta, diede inizio al convitto, tenendo in casa sua, in via Castello n. 340, una ventina di scolari in pensione, mentre parecchi altri ne alloggiava il Bagatta.

Altro assai benemerito dell’istituto fu il Conte Girolamo Silvio, di Francesco, di Girolamo III° Martinengo, de ramo Padernello o della Fabbrica (12 luglio 1783 – 21 luglio 1833), traduttore in sciolti del Paradiso perduto e del Riconquistato del Milton e del poemetto latino La nave aerea dell’abate Zamagna; largitore munifico come l’avo, per la fabbrica del nostro duomo nuovo e cooperatore col conte Federico Martinengo dalle Palle, alla riapertura dell’antico collegio Peroni. Questo colto e pio patrizio nostro (il quale possedeva, creda, la villa di S. Francesco verso Sirmione), ai 20 di agosto 1810 assistette a un’accademia nell’istituto desenzanese e «… dopo aver veduto tutto il nostro ginnasio, di cui egli ne fu il compratore e con somma magnificenza e libertà donollo alla educazione della gioventù del paese» (sic colla sua prosa certo non esemplare, il cronista cit. a pag. 427).

Ai 20 marzo 1816 l’imperatore d’Austria Francesco I° visitò l’Istituto ed espresse l’idea, che già aveva il Bagatta, che si aggiungessero i due corsi di Filosofia (liceo); ginnasio e liceo furono poi pareggiati ai governativi con decreto 7 giugno 1821.

Nel 1817 si aprì il secondo corso di filosofia e fu chiamato ad insegnarvi il fisico illustre Francesco Zantedeschi (1797-1873), veronese, di Dolcè, da non confondere col medico e botanico Giovanni (1773-1845) di Breonio, veronese vissuto molti anni e ancora ricordato a Bovegno; entrambi furono soci del nostro ateneo.

 

Desenzanesi emeriti

Alla morte del Bagatta seguì un decennio di decadenza: le famiglie desenzanesi Alberti, Andreis, Anelli, Bazoli, Bigliaco, Giacomini, Gialdi, Locatelli, Minelli, Pace, Papa, Polidoro, Rava, Remedio, Villio, Zeneroni, si obbligarono a versare, per certo periodo non meno di cento lire annue.

Nel 1840 cominciarono gli ampiamenti dell’edificio, iniziati da Pietro Rizieri Calcinardi, desenzanese (1801 – 1893), valente nelle arti del disegno autore del cimitero, proseguiti poi a varie riprese, fini all’ultimo e vasto del 1925.

Nel 1846 l’istituto mandò al celebre congresso di Venezia quattro rappresentanti, tra i quali il rev. Domenico Lizzeri, sirmionese (1822-1886), dottore in filosofia, e il notaio Giovanni Rambotti.

Egli e Pietro Polidoro e Antonio Andreis furono i tre egregi che resero in Desenzano la cosa pubblica dal 1850 al 1859 e presero parecchi provvedimenti vantaggiosi per le scuole del paese.

Il Rambotti, di antica famiglia desenzanese, 21 novembre 1817 - 22 dicembre 1896, laureato in legge a Pavia, di ingegno acuto e cultura vasta e varia, paleontologo di fama europea, esempio di amore al sapere, aveva un aspetto nobile e austero, temperato di affabile modestia; alto, esile, con gli occhi grigi, sereni, vivi, penetranti e le folte sopraciglia e il pizzo candidi, inspirava simpatia e reverenza al solo vederlo. Sindaco nel 1860, rassodò le sorti dell’istituto; il Municipio con atto 21 febbraio 1863 comperò l’edificio scolastico e le scuole divennero municipali.

Furono riordinate nel 1860 secondo le leggi italiane; il Ministero, per consiglio del prof. Luciano Benettini, provveditore agli studi di Brescia, pareggiò il ginnasio con decreto 6 agosto 1861, il Liceo con decreto 31 gennaio 1863 e la scuola tecnica, (voluta dal Ministero e aperta l’anno scol. 1862/63), con decreto 10 marzo 1864.

Al rev. Prof. Angelo Piatti, desenzanese, (1836 – 3 marzo 1901), le benemerenze scientifiche del quale sono notissime, si deve l’osservatorio meteorologico (inaugurato da Q. Sella durante un congresso alpino del 1882) e il gabinetto di storia naturale che si arricchì poi via via di materiale pregevole donato dal malacologo maggiore degli alpini Adami; da Giacomo Dove (1852 – 5 agosto 1887); dal Piatti; dal colonnello dei RR. CC. Ettore Vischioni desenzanese (3 luglio 1862 – 25 maggio 1926), uomo per sue virtù vivo fra i concittadini e gli amici in perpetuo; dalla famiglia di Pietro Paolo Papa, in memoria di Giovanni di Antonio (giovane di ottime speranze, rapito immaturamente); dal medico buono ed egregio Eugenio di P.P. Papa.

Il medico Pietro Paolo, di Desenzano (1800 – 23 nov. 1853), patriota fervente, si oppose, rimanendo gravemente ferito, ancora studente, dalle baionette austriache violatrici dell’Ateneo; si adoperò con studi e fatiche a combattere il colera, in modo da meritarsi dal governo del Ducato di Parma la nomina ad Ispettore generale degli ospedali civili e militari e una onorificenza; rifiutò per amore del paese natale una cattedra offertagli nell’ateneo parmense, Ulisse di P.Paolo (18 nov. 1844 – 1 luglio 1913) deputato al Parlamento 1882-1897, sottosegretario di Stato per le Poste 1892-93, fu laborioso cultore delle memorie del paese; a questo e a molti giovò e, merito non frequente in quelli che, come lui, si occuparono di politica, morì, da agiato che era, poverissimo in mezzo ai suoi libri, nella modesta sua casa, in Desenzano.

 

Direttori e Docenti

L’istituto conto molti chiari, benemeriti docenti, tra i quali, oltre i precedenti, citerò i desenzanesi: Vincenzo Bagatta, nipote del fondatore (6 settembre 1838 - 22 marzo 1902) letterato di gusto finissimo e modestia rara; il rev. Andrea Bazoli (m. di 74 anni il 26 marzo 1883) pio, colto, d’animo soave, ch’egli manifestava anche nel culto assiduo dei fiori del suo giardino; il rev. Innocente Bellini (30 agosto 1835 - 13 luglio 1889), soda e mite tempra di educatore e cittadino coraggioso così, nel tempo del colera, del 1873, da essere premiato con medaglia; il rev. Pietro Gialdi (1813-91) studioso della storia e della musica; il notaio Cesare Locchi (1854 - 29 giugno 1934) coltissimo intenditore di cose d’arte; il rev. Eugenio Novelli (1816 - 1886); il conte Pietro Villio (m. 1855); e i non desenzanesi: rev. Carlo Benviglieri, veronese (1826-1885), che insegnò storia con plauso anche nei RR. Licei Dante di Firenze ed E.Q. Visconti di Roma, ove colleghi e discepoli ne vollero onorata la memoria con lapide; il rev. Michele Simoni di Manerba (m. 1882), latinista forbitissimo.

Durante il settantennio 1864-1934 ispezionarono l’istituto oltre 60 RR: Commissari; citerò tra quelli che io là conobbi: Giuseppe Albini, Antonio Banfi, Vittore Bellio, Achille Beltrami, Alfonso Bertoldi, Guido Biagi, Andrea Franzoni, G.B. Garassini, Francesco Lanzani, Guido Mazzoni, Carlo Pascal, Vittorio Puntoni, Ettore Rota, Ettore Stampini, Alfredo Trombetti, Gioachino Volpe, Antonio Zardo. Degli altri varrà citare per tutti Giosuè Carducci.

Prefetti e direttori del ginnasio: Pietro Alberti (1831-34); Angelo Anelli (1782-84); G.Bagatta (1792-1830); A. Bazoli (1866-77); rev. Alessandro Bonardi, desenzanese, (1859-66); F. Deder, (1830); C. Locchi, 1896/98; rev. Luigi Martini, di Caprino veronese, (1855-18 novembre 1931) per sode virtù di mente e di cuore vero figlio dei monti, 1898-1929; E. Novelli, 1855-59; A. Piatti, 1896; G. Rambotti, 1876-96; Villio, 1844-1855; Giacomo Vischinni, vivente, dal 1929 al 1934. Prefetti e Presidi del Liceo: Pietro Alberti, 1831-44; G. Bagatta, 1816-1830; F. Deder, 1830; D. Lizzeri, 1859-77; C. Locchi, 1896-98; L. Martini, 1898-1929; E. Novelli, 1855-59; A. Piatti, 1896; G. Rambotti, 1876-96; P. Villio, 1844-1855.

Direttori e Presidi della scuola tecnica: Gabriele Berlese, di Vittorio Veneto, (25 marzo 1865-6 sett. 1927), dal 1896 al 1927; Cesare Locchi, 1895-96; E. Novelli. 1861-62; U. Papa, 1873-77; Alcide Pettoello di Firenze, oriundo del Friuli, vivente 1927-28; A. Piatti, 1892-93; G. Rambotti, 1863-73; Attilio Venturi di Castenedolo, 1928.

A proposito di scuola tecnica (ora di "Avviamento professionale"), la mente corre all’illustre desenzanese, al quale è intitolata: e per l’esempio mirabile dell’alta meta raggiunta colle sole sue forze e per essere uno tra i più benemeriti della scuola, così utile, di primissimo grado, l’asilo d’infanzia; e per la munificenza filantropica: Ettore Andreis (19 agos. 1860 – 12 giugno 1928).

Rettori del Convitto (tutti sacerdoti): P. Baldini, 1854-55; A. Bazoli, 1847-49; F. Deder, 1810-46; Luigi Festi, di Gardone Riviera, 1856-1870; D. Lizzeri, 1855-56, 1870-71; L. Martini, 1896-98; Antonio Racheli, di Rovato, 1898-1901, (durante il suo rettorato si tentò di aprire anche i corsi di un Istituto tecnico, ma difficoltà varie non permisero di continuare); Pietro Tedoldi, di Palazzolo (m. di anni 58 il 3 maggio 1856) 1850-54; Agostino Vedovi, di Zevio, 1899-1935; Bartolomeo Venturini, di Magasa in Val Vestino (m. a più di 72 anni nel 1896), 1871-96.

L’ultimo dei rettori, il Vedovi, continuatore degnissimo della tradizione di paterna serietà educatrice, fu nel 1933 onorato in un memorando convegno degli ex convittori, e gli fu coniata apposita medaglia commemorativa.

Dal 1817 al 1922 la somma degli alunni inscritti nelle tre scuole (ginnasio, liceo, tecnica) fu di 17.788, più, dall’anno 1900, 505 alunne; Totale 18.293; dal 1923 al 1934 di 11097, più 316 alunne: totale alunni 28.885, alunne 821; totale generale 29.706.

Coll’anno scolastico 1935-36, benemerito podestà il Dr. Pasquale Facchini, il Ministero regificò le scuole secondarie di Desenzano, con sollievo sensibile del bilancio municipale e, certo, senza danno, anzi con vantaggio delle scuole e dei docenti.

Le scuole di Desenzano, che furono, tra le pareggiate, forse le più antiche d’Italia, come prosperarono così prospereranno anche per l’avvenire, per un eccellente contesto di fattori geografici e demografici: poste in un sito dal clima temperato assai e saluberrimo (i longevi in paese furono sempre numerosi); abitanti buoni, ospitali, cordiali; paesaggio tra i monti belli della nostra provincia così varia, bellissimo, incantevole: il Benaco nel punto migliore per gustarne la mirabile maestà; il Benaco, o fiero, o soave, o cupo, o lieto, in ogni stagione e ora, e condizioni di spirito, parla sempre allo spirito (e lo affina e lo educa in modo indiretto ma potente), parole nel suo misterioso linguaggio, di vita, vaste, profonde, pure, solenni, indelebili.

Prova, non infrequente, umanissima, della meritata estimazione della quale godette sempre e gode l’Istituto di Desenzano, sono i genitori che, là educati ed istruiti, vollero e vogliono che là pure lo siano i figli.

(C. Brusa, «Il popolo di Brescia» n. 182, 31 luglio 1936)